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Il territorio del Comune di Gorgo al Monticano, costituito dal Capoluogo e dalle
due frazioni di Navole' e di Cavalier, si trova fra i due grossi centri commerciali
di Oderzo e di Motta di Livenza ai quali è unito dalla statale Postumia.
Ha attualmente una popolazione di 4022 abitanti.
E' un territorio ricco di storia, come lo testimoniano la presenza di interessanti
reperti archeologici, che ha conosciuto l'esistenza di insediamenti umani già in
epoca romana. Il capoluogo, nei primi anni dopo il Mille, veniva indicato con la
denominazione "Gurgus Molendinorum", il che non deve indurci comunque ad attribuire
a Gorgo origini romane illustri, come quelle della vicina Oderzo "Opitergium", di
cui era suburbio: lo testimoniano in gran numero, i capitelli, i fregi, i cornicioni
ritrovati nella campagna gorghense e raccolti nel museo opitergino.
Nel 452 il territorio subì la stessa sorte di Oderzo: fu saccheggiato dalle orde
di Attila che vi giunsero dalla via Postumia dopo aver distrutto Aquileia, fu messo
a ferro e a fuoco e gli abitanti, secondo quanto riferisce lo storico Lepido Rocco,
scappando nascosero i loro tesori in un pozzo.
Da qui l'uso della formula "Salvo jure putei" o salvo il pozzo d'oro, che veniva
usata nei contratti di vendita dei terreni di Gorgo al Monticano.
Seguì le stesse vicissitudini di Oderzo e nel 1388 entrò a far parte della Repubblica
di Venezia.
Da allora fu sotto la Podesteria di Motta e fu soggiorno di patrizi veneziani.
Sotto la Serenissima subì l'invasione degli Ungheri nel 1412 e dei Tedeschi della
Lega di Cambrai nel 1511.
I Turchi non riuscirono ad invaderne il territorio in quanto non riuscirono ad attraversare
il Livenza nel 1477. Dopo tre secoli di tranquillità sotto il governo di Venezia,
nel 1796 austriaci e francesi nel 1799 razziarono alternativamente il territorio
spogliando le chiese di tutti gli oggetti preziosi.
Completarono le spogliazioni i cosacchi di Savarov nel 1799.
Dal 1813 ci fu l'occupazione da parte dell'Austria, certamente non gradita dai Gorghensi
che dimostrarono la loro insofferenza nelle fatidiche giornate della insurrezione
di Venezia del 1848.
Il 17 aprile di quell'anno venne costituita la Guardia Civica, costituita dalla
Guardia Mobile, per accorrere dove il bisogno riecheggiava, e dalla Guardia Stabile.
Il verbale della costituzione termina con l'esclamazione: "Viva Pio IX, Viva l'Italia".
Nel 1917, dopo la rotta di Caporetto, Gorgo al Monticano si trovò nelle retrovie
austriache, a una decina di chilometri dalla linea del Piave. La popolazione del
comune visse il periodo fra le due guerre e il dopoguerra in dignitosa povertà resa
particolarmente triste dalla disoccupazione e da una forte emigrazione che spopolò
la campagna.
Dopo le due guerre il capoluogo e le due frazioni di Navolè e Cavalier avevano un
minuscolo centro abitato formato dalla tre chiese parrocchiali, dalla canonica un'osteria
con i cosiddetti "generi coloniali" e qualche casupola.
Alcune belle ville tutt'ora esistenti: Villa Foscarini Cornaro, Villa Revedin, Villa
Brunesca, ed i pochi edifici pubblici si elevano isolati lungo le strade polverose
in mezzo ai seminati e ai vigneti.
Caratteristici del paesaggio erano i cosiddetti "casoni" col tetto coperto di canne
di palude e le enormi case coloniche fatte costruire dai Conti Revedin per favorire
l'allevamento dei bovini e dei bachi da seta.
Le acque dell'affluente Monticano azionavano le ruote dei famosi mulini, che diedero
il nome all'attuale località. Ora non si allevano più i bachi da seta e sono scomparsi
i casoni e i mulini.
La comparsa e lo sviluppo di numerose attività industriali ed artigianali, con conseguente
formazione di un nucleo abitativo nuovissimo, ne hanno mutato totalmente l'aspetto.
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