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radicalmente ricostruita, è di stile romanico a tre navate: con due cappelle laterali,
due sacrestie ed un'ampia abside, tre altari in pietra e marmi policromi e marmoree
balaustre.
Nell'abside della chiesa campeggia un insegne opera d'arte: il trittico di G.B.
Cima da Conegliano.
C'è pure un piccolo tabernacolo di pietra e marmo sull'altare di San Giuseppe che
si ritiene quello della Chiesa parrocchiale anteriore al 1700. Si dice, infatti,
che la parrocchia abbia avuto inizio fin dal 1641.
Nell'attuale Chiesa fu dipinto nel 1956 da E. Casagrande di Vittorio Veneto un ciclo
di affreschi comprendenti un'annunciazione sopra l'arco trionfale, due piccoli angeli
sui pinnacoli del coro e l'esaltazione di Maria Vergine nel catino dell'abside.
intitolata a San Daniele Profeta, è una della più antiche e più belle esistenti
in tutta la zona.
Fu edificata probabilmente fine secolo XIV inizio XV; dipendente dalla Chiesa di
Chiarano fino al 1563, anno in cui fu collocata la vasca del Fonte Battesimale tutt'ora
esistente.
L'edificio è di stile prevalentemente romanico.
Fu consacrata il 2 giugno 1826 dal Vescovo I. Modico, poi patriarca di Venezia.
Dal 1925 al 1929 ebbe una ristrutturazione rilevante con l'aggiunta di due cappelle
laterali e il prolungamento di tre metri all'ingresso principale ed altri tre dietro
l'abside; all'interno è stata realizzata la grotta di Lourdes tutto senza intaccare
la parte alta della struttura.
Sul pilone "in cornu evangeli" vi è un bell'affresco quattrocentesco di squisita
fattura raffigurante S. Lucia.
Sulle due pareti della navata, in alto, sono stati recentemente scoperti e portati
alla luce, dopo secoli di oblio dovuto alla copertura delle pareti con calce dopo
la peste del '600 ben 18 affreschi di grande interesse artistico.
La Chiesa è adornata da altre opere d'arte: tre tele di notevole valore raffiguranti
La Sacra Famiglia, L'Ecce Homo e S. Daniele, una statua linea di S. Giuseppe con
il fanciullo Gesù e una della Madonna della Salute (in Sacrestia).
La Via Crucis, su tela è opera del pittore G. Modolo, risalente al 1928 circa.
Sul portone della Chiesa esiste una scultura in marmo raffigurante Cristo Re, opera
dello scultore fra' Claudio Granzotto (1933) beatificato nel novembre 1992.
di cui non si conosce bene la data di costruzione che comunque si può collocare
intorno al '500, è chiamata nel 1570 "Ecclesia S.S. Hippoliti et Cassiani de Gurgo".
Il corpo principale dell'attuale edificio dà origine al suo interno ad uno spazio
unitario che si infrange sui tre archi, di cui quello centrale più ampio, del presbiterio.
Il soffitto di quest'ultimo può sfoggiare la volta a crociera con costole e centri
affrescati.
Nelle cappelle ai lati del presbiterio compaiono due altari dotati di ricchi paliotti.
In quello di destra si ammira un ancona attribuita al Sansovino.
Sulla mensa dell'altare di sinistra compare un prezioso tabernacolo di marmi policromi.
Nel 1862 fu donata alla Chiesa una preziosa tela firmata da "Franciscus Pittoni
Venetiis pinxit": restaurata nel 1934.
Sopra l'ingresso principale si colloca il vecchio organo con il balcone per il coro.
Il volume semplice, all'esterno, risulta movimentato sui lati da paraste, archetti
pensili e dai due volumi sporgenti degli altari laterali.
Un portale semplice con arco a pieno sesto immette nella Chiesa.
Fra gli edifici religiosi troviamo anche i capitelli (Capitelli a Sala di Sotto,
a Navolè, a Cavalier).
è situato poco lontano dalla Chiesa, in direzione del Capoluogo.
E' ricco di essenze autoctone sia per quanto riguarda le piante di alto fusto che
il sottobosco.
Viene citato in tutte le mappe catastali di epoca veneziana e successive.
E' uno dei pochi boschi planeziali della provincia ed è l'unico rimasto, assieme
a quello di Cessalto, dei 24 boschi esistenti agli inizi del '700 nella zona di
Motta.
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